ABUSIVISMO: GLI ASPETTI PENALI E AMMINISTRATIVI

LA DOMANDA In un fabbricato (non diviso) situato nel centro storico, la soffitta comune (già abbastanza alta) viene allargata, da parte di un comproprietario, di ben 12 metri di lunghezza e 0,90 di altezza, rendendola di fatto abitabile, in barba al regolamento edilizio del centro storico che vieta qualsiasi sopraelevazione. Seguono le denunce da parte di un altro comproprietario, l'ordine di abbattimento da parte del genio civile e infine, dopo una richiesta di abbattimento del Comune, spunta un condono del sindaco. Si va in tribunale e il tutto arriva in Cassazione, la quale non può non dichiarare che il palese abuso esiste e che hanno sbagliato tutti quelli che hanno precedentemente trattato il caso. Allo stesso modo, la Corte dice che non può condannare l'imputato, in quanto il reato è caduto in prescrizione. Questa sopraelevazione può essere considerata "reato permanente" e, in caso affermativo, c'è obbligo del Comune di acquisirla oppure no?

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